Itenglish - Errori frequenti che gli italiani commettono in inglese

Itenglish - Errori frequenti che gli italiani commettono in inglese

Anche per coloro che si sentono a proprio agio con l’inglese di livello base può capitare a volte di cadere in banali errori. Come abbiamo detto nel precedente articolo che spiega perché gli italiani non parlano inglese, è molto diffusa l’abitudine di tradurre a mente dall’italiano all’inglese prima di esprimersi. Inevitabilmente questa operazione genera confusione. Vediamo di seguito le diverse situazioni che più frequentemente portano in errore.

1. La trappola dei false friends

Si tratta di vocaboli che fonicamente ricordano parole della nostra lingua ma il cui significato varia notevolmente, per cui è indispensabile conoscerli bene per evitare brutte figure. Ve ne portiamo alcuni esempi nella seguente tabella:

 TERMINE IN INGLESE  TRADUZIONE CORRETTA  TRADUZIONE ERRATA
 FACTORY  Industria  Fattoria (Farm)
 PARENTS  Genitori  Parenti (Relatives)
 ACTUALLY  In realtà  Attualmente (Currently)
 EDUCATED  Istruito  Educato (Polite)

 

2. ...e il soggetto?

Mentre in italiano è possibile omettere il soggetto all’interno di un periodo poiché sottinteso, l’inglese (lingua semplice ma precisa) vuole sempre specificato il soggetto, anche più volte all’interno della stessa frase per specificare di chi/cosa si sta parlando. Ecco un esempio:

IT: (Io) Mi sono ammalato ma (Io) sono migliorato. ING: I got sick but I got better.

A questo proposito è indispensabile inoltre avere ben chiari i pronomi personali She / He / It e il loro utilizzo.

3. Non sappiamo usare adeguatamente i phrasal verbs (Verbi frasali).

Sono una classe di verbi che si accompagnano sempre con una preposizione; in base alla preposizione utilizzata cambia il senso dell’espressione. Per esempio:

To Go: andare

  • Go away: andare via
  • Go back: tornare
  • Go down: diminuire
  • Go for: tentare di raggiungere

...E molte altre costruzioni.

I’m angry beacuse I’m hungry! – Attenzione alla pronuncia!

Un elemento che ci contraddistingue (in negativo, purtroppo) all’estero nel parlare inglese è senza dubbio la pronuncia. Si tende ad “italianizzare” le parole oppure a pronunciarle esattamente così come sono scritte. È importante distinguere le consonanti mute ( si scrivono ma non si pronunciano ) come ad esempio in know, dove la “K” non si sente.

Inoltre anche in questo caso la pronuncia può mutare il significato, come in angry (arrabbiato) ed hungry (affamato): se il primo aggettivo viene pronunciato con aspirazione in realtà stiamo dicendo affamato e non arrabbiato, a questo punto la frase assume un altro tono.

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